Maurizio Pesenti

Real Estate & business Coach

Abu Dhabi sorpassa Dubai.

Dubai, primavera 2010. Dopo l'isola artificiale a forma di palma, l'hotel a sette stelle Burj al-Arab e una pista da sci dentro uno shopping mall in mezzo al deserto, sono riusciti a inaugurare il grattacielo più alto del mondo, Burj Khalifa, la metropolitana automatizzata, un porto crocieristico e il Dubai Mall: mega centro commerciale con le più grandi griffe della moda, la pista per pattinare sul ghiaccio, un acquario con 33mila specie acquatiche, compreso la squalo tigre.
Intanto la vicina Abu Dhabi, capitale dei sette Emirati uniti passata alle cronache lo scorso inverno per aver salvato dal crack la più grande società immobiliare di Dubai, qualche anno fa ha inaugurato la moschea di Sheikh Zayed Bin Sultan Al Nahyan, la terza più grande del pianeta dopo La Mecca e Medina, che i turisti possono visitare, dal sabato al giovedì, senza neanche dover pagare il biglietto: 57 cupole di marmo bianco, intarsi d'oro a 24 carati, mosaici preziosi, il tappeto iraniano tessuto a mano più grande del mondo, 7000mq di fili e ricami e il più grande lampadario Swarovsky che sia mai stato realizzato, 1 milione di luccicanti gocce di cristallo sospese nel centro della moschea. Non solo: lo scorso anno Abu Dhabi ha sfoggiato il primo circuito di Formula Uno degli Emirati sull'isola di Yas, accanto a un edificio a forma di onda che verrà inaugurato a fine 2010: il Ferrari World, mega parco tematico con attrazioni per adulti e bambini, dalle montagne russe ai ristoranti italian style, sotto l'insegna del Cavallino.
Lì accanto fa già notizia il Beach Golf Club, progettato dalla leggenda del green Gary Player. Si trova sull'isola di Saadiyat, collegata da ponti a cinque corsie a quella di Yas e di Abu Dhabi City. Isole, certo. Perché a differenza di Dubai, dove la costa è una sola e le isole le devono costruire artificialmente, Abu Dhabi è un arcipelago. Duecento scogli deserti che la tecnologia e l'inventiva degli sceicchi, con le tasche piene dei proventi di gas e petrolio, hanno ricoperto di prati, alberi, aiuole. Alcune sono disabitate. Alcune sono private e inaccessibili, residenza dei molti membri della famiglia reale. Altre ospitano la città, con i suoi diversi quartieri. Altre, ancora, sono in fase di trasformazione. Come Saadiyat, che accanto al golf vedrà nascere, nell'ordine: hotel a cinque stelle, 9 km di spiaggia, una marina, una laguna, una riserva naturale per delfini e tartarughe. E, fra il 2013 e il 2017, un polo culturale che accoglierà cinque opere straordinarie realizzate dalle archistar Jean Nouvel, Zaha Hadid, Frank Gehry's, Norman Foster, Tado Ando. Sono (anzi, saranno) il Museo Nazionale Zayed, 35mila mq di gallerie dedicati alla cultura locale; il Guggenheim Abu Dhabi, interamente eco-compatibile; l'Arts Centre per performance di musica-danza-teatro; il Museo Marittimo a forma di vela; il Louvre Abu Dhabi, primo esempio di questo genere fuori da Parigi. Ma questi sono i progetti del futuro.
E oggi? Oggi ad Abu Dhabi si prende il sole sui 7 km di spiagge della Corniche, si visitano la già citata moschea e l'Emirates Palace, edificio in marmo rosa costato 3 bilioni di dollari, si dorme in hotel di design sulla spiaggia come il nuovissimo Fairmont Bab al Bahr (www.fairmont.com/babalbahr): cinque stelle lusso, una cioccolateria di praline home-made, ristoranti libanese, italiano e la steak house più glamour del pianeta, Marco Pierre White, sorella minore di quella londinese, stellata Michelin. E pensare che è nato tutto da un sogno, anzi due. Quello di Rashid, ex sceicco di Dubai, che dopo aver costruito il primo grattacielo, a chi gli domandava come mai un'architettura in verticale nel deserto, rispose: «I have a vision». Quello di Zayed bin Sultan Al Nahyan, il precedente sovrano di Abu Dhabi, che ha dichiarato: "Ci sono molti tipi di sogni. Io ho sognato che dalla nostra terra nasceva un mondo moderno. Non sapevo come realizzarlo, ma ero sicuro che ci sarebbe stato".

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